Contributi di Nicolò, Matteo, Adele, Nicol, Pietro e Milo.
Questa breve riflessione è frutto di alcune chiacchierate con giovani scout, di età e città diverse. Non verranno volutamente “quotati” con i loro nomi i loro pensieri e le loro affermazioni perchè credo che essere scout significhi essere prima di tutto “noi” e poi “io” per gli altri. Ed è quella sensazione di “esserci” perchè ci sono “gli altri” che mi ha conquistato, fin da bambino.
Come il sentirmi “valorizzato”, grazie al gruppo. Una delle prime cose che ho imparato da questa generazione di scout è che l’elemento identitario e di appartenza siano un tratto comune con la mia. L’appartenenza a gruppi laici o religiosi è diventata da quello che ho ascoltato un elemento secondario. Questo aspetto è certamente di discontinuità rispetto alla mia generazione, dove tra noi ragazzi era un aspetto distintivo e per certi aspetti simpaticamente “competitivo” appartenere ad un gruppo Agesci (cattolico) o CNGEI (laico).
Uno degli scout più piccoli: “In tutti i gruppi scout ci sono varie unità, nelle quali sono assegnati ragazzi di età simile tra loro; il Branco per i più piccoli, il Reparto per gli adolescenti, il Noviziato per i novizi, il Clan per i ragazzi più grandi e la Comunità Capi”.
Uno scout un pò più grande: “Le emozioni che ho provato quando sono entrato in questo nuovo mondo erano più che altro di timore perchè non conoscevo quasi nulla, poi ho cominiciato a fare amicizia, a divertirmi e a imparare nuove cose. Da un lato è bello essere parte di una unità per quattro anni perchè s’impara e s’insegna dai più grandi ai più piccoli dall’altro si sente un pò la responsabilità nel dare l’esempio”.
Timore, emozioni, senso di appartenza, imparare ed insegnare. Mettendosi in gioco, senza la paura di essere giudicati e con la certezza di essere accetatti.
Uno scout un pò più grande: “Fare scoutismo è un percorso, un percorso di vita, fin da piccolo, con le stesse persone. E’un pò come essere in famiglia. Solo più divertente. Prendi il campo estivo; costruire e dormire nelle sopralelevate, cucinare con i bidoni, cantare intorno al fuoco…”
Lo scoutismo è un movimento mondiale che coinvolge 38 milioni di persone (bambini, ragazzi e adulti) in 216 Paesi al mondo.
E’ un movimento di giovani, per i giovani, educativo e che esprime un ideale di vita. Lord Baden Powell, fondatore dello scoutismo, aveva indicato in “quattro punti” i fondamenti del metodo scout: ” formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio al prossimo”, qualità semplici, ma necessarie per formare un uomo libero ed un buon cittadino.
Degli scout “grandi”: “Ogni scout sa che smontando il campo vi sono due cose che deve lasciare dietro di sè: nulla e i suoi ringraziamenti; a Dio per il divertimento che gli ha dato e al proprietario del terreno che gli ha concesso di usarlo”.
Concludo, questa volta con una citazione: “Lo scoutismo è l’unica scuola di management al mondo ad avere 100 anni di tradizione e l’unica che si può frequentare dagli 8 anni di età” Eduarrdo Missoni, Segretario Generale Organizzazione Mondiale del Movimento Scout dal 2004 al 2007.
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